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Mi accingo a vedere i film di Sorrentino sempre con ossequioso disarmo, come ad un appuntamento con il mio amato, senza filtri lasciando che ogni immagine, parola, dettaglio, o colore arrivi dritto dentro di me con violenza, tanto che quando tutto si è consumato, si crea un vuoto fertile e piano piano affiorano i sentimenti, gli accostamenti, le visioni, i significati, le sfumature.Sorrentino ha il dono della comunicazione, ti guarda dritto negli occhi attraverso ogni attore o cosa, sembra come di assistere ai suoi film attraverso i suoi occhi, le sue orecchie ed il suo cuore. Questo film non si smentisce, lui ti mostra sempre le due facce delle stessa medaglia, così non ti perdi niente, così hai l’insieme, ti senti pieno, come se si tappassero tutti gli spazi vuoti dentro che siano di carne o di pensieri.E’ raccontata la vecchiaia attraverso personaggi che hanno vite particolari, sono famosi o lo sono stati, con personalità spiccate, sono cinici a volte, sono spinosi, ma poi ti travolgono con la loro fragilità, con la loro dolcezza e la loro stravaganza; tuttavia Sorrentino lo intitola GIOVINEZZA, ed è attraverso la vecchiaia che ti parla della giovinezza, questo è il suo genio!La bellezza, il senso di essa, emerge continuamente, non se ne ha mai abbastanza, le scene sembrano come tante visioni. Il film è ambientato in una spa immersa nelle montagne svizzere, la natura è un miracolo che si ripete ad ogni dialogo tra gli attori e anche quando ti lascia riflettere, la natura te la lascia li a farti compagnia.

L’affermazioneDa quel momento in poi, sarà attivissimo nella televisione e nel cinema, dove, soprattutto in quest’ultimo, interpreterà pellicole eccellenti come: Il colpetto (1982) di Edouard Molinaro e Gioco in villa (1982) di Denys Granier Deferre, accanto a Michel Piccoli, pur non riuscendo a emergere totalmente dall’anonimato come interprete. Infatti, solo nel 1986, si impone come uno dei personaggi di punta del cinema francese contemporaneo grazie a Jean de Florette e al suo seguito Manon delle sorgenti, entrambi diretti da Claude Berri, dove è protagonista affiancato a Yves Montand e Gérard Depardieu. Vincitore del César come miglior attore, Daniel Auteuil è l’ex marito dell’attrice Anne Jousset dalla quale avrà una figlia (l’attrice Aurore Auteuil), ma sul set de L’amour en douce (1985) di Molinaro conoscerà colei che poi diverrà la sua seconda moglie, l’attrice Emmanuelle Béart, lasciata dopo due anni di matrimonio e una figlia (Nelly) per Aude Ambroggi, sua attuale coniuge (dopo una convivenza con l’attrice Marianne Denicourt con la quale ha portato sul palcoscenico “The Blue Room” di Schnitzler).Claude Sautet ne farà un interprete lungimirante grazie a Qualche giorno con me (1988), dove recita con Sandrine Bonnaire e Danielle Darrieux, ma soprattutto grazie all’intenso Un cuore in inverno (1992), per il quale ruolo vince il David di Donatello come miglior attore straniero.