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Mentre studia, eccolo frequentare e conoscere alcuni dei registi della cosiddetta “Quinta Generazione”, che diverranno poi i suoi migliori amici: Chen Kaige e Zheng Jun Zhao.Gli inizi da assistente regista e direttore della fotografiaDiplomatosi, viene assegnato agli studi cinematografici Guangxi Film Studio per lavorare come assistente regista e direttore della fotografia in pellicole come: Yi ge he bag ge (1983) dell’amico Jun Zhao, Huang tu di (1984) e Da yue bing (1986) di Chen Kaige, Lao jing (1986) di Wu Tian Wung, dove pure recita e tanta è la sua bravura che inaspettatamente viene anche premiato in alcuni dei Festival più noti dell’Asia. Sempre in quegli anni, Zhang accetta di andare a lavorare alla Xi’an Film Studios, sotto richiesta di uno dei registi della Quarta Generazione, Wu Tian Ming, con la promessa di un buon appoggio da parte dello studio nel momento in cui Zhang vorrà debuttare come regista.L’esordio con Sorgo rosso e i lavori con Gong LiNon se lo fa ripetere due volte e si mette subito a lavoro, dirigendo Sorgo rosso (1987), pellicola drammatica, con Gong Li come protagonista, che racconta la storia di una giovane che è costretta a sposare un uomo ricco e anziano, affetto da lebbra. La pellicola lo impone all’attenzione internazionale, vincendo l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, ma soprattutto fa scattare la scintilla fra lui e l’attrice Gong Li, per la quale divorzierà dalla moglie Xie Hua e che sarà la protagonista di tutti i suoi film, almeno fino al 1995 (anno in cui i due artisti si lasceranno).

Salgo le scale rapido. Le scale della metropolitana hanno una pendenza molto elevata. In un attimo, appena superati i primi dieci gradini, ti trasportano da sotto terra, dall’ermetico vagone della metropolitana, al timido e piacevole sole milanese di questi giorni.

Mettere due storici attori del “ring” insieme per combattere un ultima stanca battaglia non basta per confezionare un buon film. Ne la massima prova questo lungometraggio di Peter Segal che prova a sfruttare l ormai sbiadita di due attori saturi dei successi degli anni passati nelle rispettive pellicole sportive “Rocky” per Stallone e “Toro scatenato” per De Niro, ma il gi povero preambolo non per niente sorretto da una sceneggiatura solida bensi da un di ricordi che trascina lo spettatore in un vortice di malinconia insostenibile. Il film si trascina sciatto e senza idee per tutta la sua durata, non accenna nemmeno per un attimo a spiccare il volo e nemmeno ci prova.