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Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione. Ma la performance del maestro danese, celebre per la personalità complessa (autovenerativa, dice lui), oltre che per la sua fertile e controversa produzione artistica, raramente si conclude in sala: se l’anno scorso, in competizione con Antichrist, si ritenne personalmente offeso dai giornalisti che hanno applaudito solo per gentilezza disse dopo aver sghignazzato tutto il tempo, quest’anno sul palcoscenico di Cannes ha scelto di polemizzare soprattutto con se stesso.

Un tassello importante per la carriera lo mette Leonardo Pieraccioni con il suo film d’esordio, I laureati (1995), racconto di un gruppo di disorientati studenti universitari fuori corso con la sindrome di Peter Pan. Da questo momento in poi predilige ruoli leggeri in commedie non del tutto riuscite, come Uomini senza donne (1996) con Alessandro Gassman, altro figlio d’arte, Lest (1996) di Giulio Base o ancora Il cielo è sempre più blu (1997) di Antonello Grimaldi.Crisi esistenziali in film on the roadIn coppia con Alessandro Gassman (con il quale lavora anche a teatro) gira Facciamo Fiesta (1997) di Angelo Longoni, commedia folcloristica che racconta l’avventura di due italiani in trasferta a Cuba, affascinati dalle bellezze locali e ispirati dal mito di Hemingway. Sullo sfondo della crisi di Tangentopoli, diventa il protagonista di Il decisionista (1997), per poi ritornare al personaggio del trentenne in crisi (già interpretato in passato) con Stressati (1997), seguito da La spiaggia (1998), tutti diretti da Mauro Cappelloni.

Nel 2014 è in Il ragazzo invisibile, per la regia di Gabriele Salvatores.I premiNominata più volte ai David di Donatello (nel 2002 con Respiro e nel 2008 con Caos calmo), vincerà la statuetta di miglior attrice protagonista solo con la pellicola La guerra di Mario (2005). Gaudino. L’anno dopo affiancherà Margherita Buy nel film di Ivano De Matteo La vita possibile.Ci vuole un certo coraggio per costringere al bianco e nero Valeria Golino, che ha sempre gravitato i propri personaggi sulle espressioni del volto e sulle gradazioni d’azzurro degli occhi.

1. It is not a biblical teaching and when this is shown to the OSAS folks, they can get defensive and resistant to hear what the Scriptures state. I’ve found nothing in Scripture that supports the view that a person can believe in Christ once, live a life in continuing, deliberate sin, and be guaranteed eternal security of salvation.

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